Mutuo prima casa e rialzo BCE: quanto sale la rata e cosa fare

Chi è in procinto di comprare la prima casa si trova a fare i conti con un mercato dei mutui più oneroso rispetto a pochi giorni fa. L'11 giugno 2026 la Banca centrale europea ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Le nuove condizioni sono operative dal 17 giugno: chiunque stia trattando un finanziamento in queste settimane deve calibrare il proprio budget su questo scenario, che potrebbe cambiare ancora entro fine anno.
Quanto sale la rata sull'importo tipico di un primo acquisto
Per chi compra la prima casa, la fascia di mutuo più richiesta in Italia va dai 125.000 ai 150.000 euro con durata di 25 anni. Su questo intervallo, secondo le stime del Codacons, la rata mensile sale tra i 15 e i 25 euro per effetto della decisione BCE. Su base annua, l'aggravio si traduce in 180-300 euro in più a famiglia.
Le stime della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) confermano l'ordine di grandezza e ampliano la prospettiva: per un mutuo da 100.000 euro la rata mensile aumenta tra 59 e 70 euro; per 150.000 euro l'incremento sale a una forbice tra 88 e 106 euro. La durata del piano di rimborso amplifica sempre l'effetto: più si allunga l'ammortamento, maggiore è il peso degli interessi sul totale rimborsato. Il tasso medio sui finanziamenti — che nel 2025 si attestava intorno al 3% — potrebbe arrivare al 4,25% se le proiezioni Fabi si confermassero.

Fisso o variabile: la scelta per chi acquista oggi
Il dato che conta per chi accende un mutuo ora è che il divario tra tasso fisso e variabile si è ridotto rapidamente. Il TAN medio del variabile è passato dal 2,58% al 2,83%, mentre il fisso si attesta al 3,38%. Su un finanziamento da 100.000 euro a 20 anni, la rata del variabile è di 546 euro contro circa 574 euro del fisso: un vantaggio ridottosi da 40 a 28 euro mensili in pochi giorni.
Questo margine potrebbe assottigliarsi ulteriormente. Se entro fine 2026 arrivasse un secondo rialzo da 25 punti base — ipotesi non esclusa dagli analisti — la rata variabile sullo stesso importo salirebbe a 559 euro, con un vantaggio sul fisso di soli 15 euro al mese. Il risparmio complessivo nell'arco dei 20 anni scenderebbe da circa 6.650 a 3.650 euro: meno di 15 euro mensili di vantaggio reale su vent'anni di mutuo. Non a caso, nel secondo trimestre 2026 il 92,3% di chi ha richiesto un nuovo mutuo ha scelto il tasso fisso, contro appena il 2,8% del variabile.
Il consiglio degli esperti: perché il fisso conviene ai nuovi acquirenti
Il professor Roberto Savona, dell'Università degli studi di Brescia, è diretto: "con uno spread sopra Euribor/Irs come quelli attuali la differenza tra tasso fisso e variabile è relativamente contenuta e forse varrebbe la pena scegliere un tasso fisso, nell'obiettivo di assicurarsi contro — probabili — ulteriori rialzi".
La BCE prevede l'inflazione al 3,0% per il 2026, poi 2,3% nel 2027 e 2,0% nel 2028: un percorso di discesa graduale, ma non privo di rischi nel breve periodo. Per chi acquista la prima casa con un budget contenuto e non può assorbire facilmente variazioni di rata, questo contesto premia chi sceglie la certezza del tasso fisso sull'attrattiva — sempre più sottile — del variabile.




















