Mutuo prima casa, rialzo BCE: la rata variabile sale a 668 euro

Chi compra la prima casa con un mutuo da 120.000 euro in 20 anni si trova davanti a un conto cambiato: dopo il rialzo dei tassi BCE del 10 settembre 2026, la rata variabile è passata da 653 a 668 euro al mese, mentre il fisso resta a 693 euro. Il vantaggio del variabile si è ridotto da 40 a 25 euro mensili e, con un nuovo aumento, scenderebbe a 10 euro. Per un primo acquisto la scelta del tasso pesa ormai meno sul risparmio immediato e più sulla tenuta del bilancio familiare.
Quanto costa il rialzo BCE su un mutuo prima casa da 120.000 euro
Il rialzo di 25 punti base deciso a settembre dalla Banca centrale europea porta la rata del variabile da 653 a 668 euro al mese su un finanziamento da 120.000 euro in 20 anni; il fisso resta fermo a 693 euro. Lo scarto mensile si riduce così da 40 a 25 euro, mentre il vantaggio sugli interessi lungo i vent'anni cala da 9.600 a 5.900 euro.
| Voce (mutuo 120.000 euro, 20 anni) | Variabile | Fisso |
|---|---|---|
| Rata mensile prima del rialzo (agosto 2026) | 653 euro | 693 euro |
| Rata mensile dopo il rialzo BCE | 668 euro | 693 euro |
| Vantaggio del variabile sul fisso | 25 euro al mese | — |
| Vantaggio sugli interessi, 20 anni | 5.900 euro | — |
Il TAN medio del variabile è salito al 3,05%, contro il 3,46% del fisso: il divario si è ridotto dai 66 ai 41 punti base. A monte, il tasso BCE sui depositi è passato dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%, con l'inflazione dell'area euro al 3,3% in agosto.
Fisso o variabile: cosa scelgono i mutuatari alla prima casa
Nei primi otto mesi del 2026 il 92,2% delle richieste di mutuo è stato a tasso fisso, secondo MutuiOnline.it. Il motivo è la rata costante per tutta la durata del finanziamento, unita a livelli di tasso che restano storicamente accettabili.
"Si tratta di una preferenza spiegabile con la maggiore tranquillità offerta da una rata costante per tutta la durata del finanziamento e da livelli di tasso che, pur in rialzo rispetto allo scorso anno, restano storicamente accettabili", osserva Matteo Favaro, coo e managing director Financial Products Italy della società. "Per chi cerca oggi stabilità, il tasso fisso resta dunque la soluzione più indicata, mentre il variabile può essere valutato da chi è disposto ad assorbire possibili aumenti della rata".

Surroga e rinegoziazione per chi ha già firmato il mutuo
Un mutuo a tasso fisso già acceso non cambia rata quando la BCE interviene: il tasso resta quello concordato per la durata prevista. Un variabile, invece, si aggiorna alle date di revisione stabilite dal contratto, applicando il parametro di riferimento — tipicamente l'Euribor — più lo spread.
Quando le condizioni di mercato diventano più favorevoli di quelle in essere, le due strade restano la rinegoziazione con la propria banca e la surroga, che trasferisce il finanziamento a un altro istituto. Il confronto va fatto su costo totale e durata residua, non soltanto sul TAN.
TAN, TAEG e spread: il confronto che conta
Il parametro è la base di mercato indicata nel contratto, lo spread è la maggiorazione aggiunta dalla banca, il TAN è il tasso nominale usato per calcolare gli interessi, il TAEG include gli oneri previsti dalla disciplina. La rata dipende anche da importo e durata.
Un'offerta con TAN inferiore può avere costi accessori maggiori: per questo il TAEG è lo strumento più utile davanti a due preventivi per la prima casa. Sulle aspettative, le curve forward indicano per fine 2026 un Euribor a un mese in salita dal 2,32% al 2,69% e quello a tre mesi dal 2,65% al 2,90%; un ulteriore rialzo di 25 punti base porterebbe il TAN medio del variabile al 3,30%.
L'analisi: quanto vale davvero il vantaggio del variabile
Moltiplicando le 240 rate mensili del variabile (668 euro) si ottengono circa 160.320 euro, contro i 166.320 euro del fisso a 693 euro: una differenza di circa 6.000 euro, coerente con i 5.900 euro di vantaggio sugli interessi indicati dalle simulazioni. Con un altro rialzo da 25 punti base la rata variabile salirebbe a 683 euro e il divario si ridurrebbe ad appena 16 punti base: 10 euro al mese, poco più di 2.350 euro sui vent'anni.
Per chi compra la prima casa cambia il senso della scelta. I 25 euro mensili di risparmio del variabile valgono 300 euro l'anno, una cifra che copre sempre meno il rischio di un aumento capace di erodere in pochi mesi il margine accumulato. Il fisso non blocca però per sempre: se i tassi scendono, la surroga permette di passare a condizioni migliori.

















